Addio Bernardo

 

Oggi ci ha lasciato Bernardo Bertolucci. Il lutto, per noi, va oltre a quello umano. Abbiamo perso un testimone e un narratore, un’artista che ha voluto ed è riuscito a raccontare la Storia attraverso la poesia. Perché fin dai suoi esordi (a 18 anni era già sul set di “Accattone” di Pier Paolo Pasolini come assistente) con il suo primo film come regista del ‘63 “La Commare secca” (sempre scritto da Pasolini) e ancora di più con il successivo “Prima della Rivoluzione” del ‘64, decise di narrare attraverso i percorsi personali dei suoi personaggi le trasformazioni della società non solo italiana. E la sua lettura della realtà si è sempre avvalsa della fragilità della poesia ancor prima della forza dell’immagine. Ha fotografato per 50 anni la Storia attraverso l’umanità e anche le miserie e le contraddizioni dei non protagonisti dei fatti che si stavano per svolgere o che già erano andati in scena, talmente lontano dalla cronaca da anticiparla.

Profondamente emiliano, come suo padre Attilio considerato uno dei più importanti poeti dal secondo dopoguerra e suo fratello Giuseppe (scomparso nel 2012 e anche lui regista), ha raccontato la sua terra, la sua gente e la sua Storia in “Novecento”, dove la politica e l’umanità, l’antifascismo e le tradizioni, la cultura popolare e il secolo segnato dalle guerre più devastanti che l’umanità sia riuscito a mettere in scena ritrovano nei colori e nel sangue della “bassa” l’evocazione di un’epoca che per fortuna nessuno è ancora a riuscito a rimuovere. Ogni suo film, anche quelli più apparentemente fragili come “Io ballo da sola” o più commerciali e di successo come “L’ultimo imperatore” o che crearono scandalo come “Ultimo tango a Parigi” non hanno tradito il suo segno, la sua personalissima visione del racconto, il suo punto di osservazione “sbieco” della realtà.

Il vuoto che lascia oggi è immenso. La Storia ha perso uno dei suoi poeti.

(Pietro Orsatti)

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